di Carlo Presotto

È tempo di mettersi in ascolto.
È tempo di fare silenzio dentro di sé.
È tempo di essere mobili e leggeri,
di alleggerirsi per mettersi in cammino.
È tempo di convivere con le macerie e
l’orrore, per trovare un senso.
(A. Newiller)

Lo spettacolo mette si interroga sulla questione della presenza, dell’essere presenti, coinvolgendo gli spettatori in una esperienza in prima persona fatta di gesti, sguardi, domande, azioni. Il volto di un’altra persona porta con sé una domanda e una sfida. Mi attrae e mi respinge. Riflette il mio animo e nello stesso tempo mi è irrimediabilmente indecifrabile. Accettare di vedere l’altro significa mettersi in cammino verso l’accettazione di sé. Un atto oggi necessario per trovare un senso alla parola rispetto, per costruire una giusta distanza, per coltivare giardini nel deserto. Riguardare, non fermarsi al primo sguardo, prendersi cura, avere riguardo.

Il percorso nasce da una esperienza internazionale, che ha visto Carlo Presotto coordinare una scrittura drammaturgica collettiva con gruppi di lavoro di 8 paesi del mondo sul tema della cultura dell’incontro. Giovani impegnati in Egitto, Lussemburgo, Inghilterra, Libano/Medio Oriente, El Salvador, Stati Uniti, Brasile, insieme all’associazione Non Dalla Guerra di Vicenza, hanno elaborato una serie di parole chiave e azioni che poi sono diventati una esperienza radioguidata tradotta in diverse lingue.

Carlo Presotto utilizza le radioguide per narrare dal vivo questa esperienza, metterla in relazione con la propria ricerca artistica, con i maestri che l’hanno ispirata per metterla in gioco, esplorando limiti e dimensioni dell’evento teatrale.