Silent Play si avvale di un sistema wireless di radioguide sintonizzate sulla medesima frequenza per ricevere una traccia audio registrata oppure, grazie ad uno speciale sistema whisper, una fonte audio live. In questo modo lo spettatore riceve direttamente sul proprio dispositivo individuale un contenuto costituito da racconti, indicazioni, comandi, secondo quella che si definisce eterodirezione.

Perchè le radioguide?

Innanzitutto per trasmettere a ciascun partecipante un audio in maniera perfettamente fruibile anche all’esterno e in movimento. Ma, soprattutto, per una ragione legata al rapporto con le nuove tecnologie.

Crediamo infatti che il cloud, la connessione tramite device tecnologici, possa avere due esiti diversi e opposti: da un lato l’isolamento, fino all’autismo sociale; dall’altro un aumento dell’empatia.

Silent play utilizza lo strumento tecnologico per aumentare l’esperienza concreta e reale del qui e ora, l’esperienza fisica e relazionale. Anzi, possiamo dire che Silent Play forza lo strumento tecnologico fino a farlo diventare un vero e proprio moltiplicatore di relazione ed empatia.

Radioguide ed eterodirezione

L’elemento performativo più rilevante è la creazione di una bolla sonora, uno spazio-tempo che si stacca da quello quotidiano, proprio come avviene a teatro, nel quale lo spettatore eterodiretto è apparentemente privato della libertà di azione. La radioguida, da questo punto di vista, agisce proprio come una maschera: indossarla permette di mettere temporaneamente tra parentesi la propria identità in una condizione di sospensione del giudizio, sperimentando azioni che escono dagli schemi della personalità quotidiana e che, forse, possono rivelarci qualcosa di inaspettato su noi stessi e sul mondo che ci circonda.

Peraltro, la sperimentazione condotta fin qui ha evidenziato come la trasmissione di un contenuto sonoro verso dispositivi personali individuali abbia un effetto moltiplicato rispetto alla diffusione d’ambiente. In altre parole, il medium elettronico che genera il cloud permette all’eterodirezione di agire a livello più profondo.

Così lo spettatore, in realtà, non è affatto un passivo esecutore di comandi provenienti dall’esterno. Al contrario, proprio nella dimensione depersonalizzata data dall’eterodirezione diventa egli stesso attore – per se stesso e per gli altri – trovando nella maschera-radioguida uno spazio di libertà in cui agire – o non agire -, in cui prendere – o non prendere – posizione.