Il Giornale di Vicenza, 18.09.2017

VICENZA – È stata presentata per la prima volta in occasione del Festival Biblico 2016, replicata nell’agosto dello stesso anno sulla cima del Monte Cimone a Tonezza e infine presentata lo scorso gennaio in Basilica Palladiana: si tratta di “Memorie del nostro fugimento”, la performance del centro di produzione teatrale La Piccionaia scritta da Carlo Presotto e Diego Dalla Via in collaborazione con Non Dalla Guerra, associazione nata nel 2014 dall’esperienza di alcuni ragazzi vicentini in Giordania, a contatto con la realtà dei profughi siriani.

Ed ora, “Memorie del nostro fugimento” sbarca in Giordania, all’interno di un evento di cui la stessa Non Dalla Guerra, nel frattempo cresciuta enormemente tra progetti di sostegno e sensibilizzazione, figura tra i promotori internazionali (insieme a Caritas giordana e Living Peace International): si tratta dello Youth World Peace Forum 2017, che si terrà ad Amman dal 22 al 25 settembre e sarà preceduto, da ieri 17 settembre al 22, dallo Youth World Peace Camp di Madaba, nel Regno Hashemita del Giordano, in cui quasi 100 giovani avranno l’opportunità di svolgere insieme attività di volontariato prima dell’inizio ufficiale del Forum.

“Memorie” è stata scelta come rappresentante di una modalità innovativa di narrazione del dramma dei rifugiati e la prima parte di questo lavoro, dal titolo “Partire è un po’ morire”, adattata per l’occasione in lingua inglese, verrà presentata da Carlo Presotto all’interno del workshop di peace-building del 22 settembre. “Una sessione di lavoro incentrata sull’individuazione dei soggetti rilevanti per la costruzione della pace, lo sviluppo di progetti, la messa a punto di modelli di comunicazione e dialogo – spiegano gli organizzatori -. L’obiettivo generale è infatti quello di motivare i partecipanti a intraprendere azioni e diventare attivisti di pace all’interno dei propri paesi”.

Lo spettacolo è nato come cortocircuito tra storia e attualità, a 100 anni dall’esodo forzato che, tra il maggio e l’agosto del 1916, vide più di 76mila abitanti dell’Altovicentino costretti ad abbandonare le proprie case, investite dalla furia della Strafexpedition austroungarica. Un tema che, dopo un secolo, è ben lontano dall’essere soltanto una pagina di storia e che, attraverso la modalità messa a punto da Carlo Presotto con il progetto Silent Play, viene posto all’attenzione del pubblico sottoforma di esperienza attiva e sensoriale. La performance, infatti, rende lo spettatore parte attiva di una drammaturgia di azioni e reazioni senza ruoli prefissati intorno al tema dello “spaesamento”. Attraverso un sistema di radio-riceventi, il pubblico si trova all’improvviso dalla parte di chi scappa o da quella di chi osserva, nella condizione di dover decidere se prendere posizione e reagire oppure subire e adeguarsi. A partire dal tema degli stereotipi e dei pregiudizi, la performance porta gli spettatori a sperimentare direttamente come il gruppo possa influenzare le relazioni e i comportamenti, fino al conflitto, la violenza e l’emarginazione. In gioco, le emozioni e le sensazioni che si provano di fronte all’altro, allo straniero.

Nei workshop dei giorni successivi, poi, sarà Non Dalla Guerra a presentare i propri progetti di aiuto alle popolazioni siriane e irachene, nonché le sperimentazioni teatrali sul tema della guerra e della pace realizzate in questi mesi in collaborazione con Carlo Presotto.

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